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Categoria: Tecniche Fotografiche

Esploreremo le varie tecniche fotografiche.

Tecniche fotografiche – La distanza iperfocale

14 aprile, 2011 (11:26) | Fotografia, Tecniche Fotografiche | Di: neutrino

In un articolo precedente ho spiegato come usare e gestire la profondità di campo ottenibile sfruttando la possibilità di stringere o allargare il diaframma dell’obiettivo, qui parlerò della distanza iperfocale che è legata anche alla profondità di campo. L’iperfocale è una distanza di messa a fuoco che permettere di estendere la profondità di campo dalla metà circa di tale distanza all’infinito; effettivamente il concetto è un po’ complesso detto così ma con semplici esempi ne verremo a capo. Occorre ricordare che il diaframma e la lunghezza focale sono i responsabili diretti nell’ottenimento della distanza iperfocale. Come si può calcolare questo valore tenendo presenti i valori di diaframma e focale dell’obiettivo?

Ci viene in aiuto la seguente formula:  Hd = [(f * f) / (A * c)] + f, dove:

  • Hd è la distanza iperfocale
  • f è la lunghezza focale
  • A è l’apertura del diaframma in stop, f/8 per esempio
  • c è il circolo di confusione che varia a seconda della tipologia del sensore della nostra reflex, per esempio il sensore APS-C Canon ha un valore di 0,019mm.

Proviamo a fare due calcoli:

  • f = 18mm
  • A = f/8
  • c = 0,019mm

Hd = [(18mm * 18mm ) / (8 * 0,019mm)] + 18mm

Hd = [324 / 0,152] + 18

Hd = 2131,58 + 18  = 2149 mm = 2,149 m

Il valore che abbiamo trovato indica che se mettiamo a fuoco a 2,15 metri dalla nostra posizione otterremo un’immagine nitida fino a infinito ma c’è di più: mettendo a fuoco sulla distanza iperfocale avremo anche una parte nitida prima di tale distanza (fuoco anteriore) che è circa a metà, 2,15 /2 = 1,075 metri.

La distanza iperfocale varia, come ho detto prima, a seconda del valore di diaframma o di focale, vediamo un esempio dove il diaframma è f/16:

Hd = [(18 * 18) / (16 * 0,019)] + 18

Hd = [324 / 0,304] + 18

Hd = 1065, 79 + 18 = 1083 mm = 1,083 metri

In questo caso la distanza iperfocale sarà di 1,083m e la messa a fuoco inizierà a 1,083 / 2 = 0,54m, cioè 54 cm.

Che cosa succede se a parità di diaframma cambio la lunghezza focale dell’obiettivo?

Proviamo a fare i conti:

  • f = 50mm
  • A = f/16
  • c = 0,019mm

Hd = [(50 * 50) / (16 * 0,019)] + 50

Hd = [2500 / 0,30] +50

Hd = 8333 + 50 = 8383 mm = 8,38 m

In questo caso con una distanza iperfocale di 8,38m, potremmo sfruttare ben poco la messa a fuoco anteriore perchè sarà solo di 4,19 m e questo ci fa anche capire perchè si usano le focali corte per la fotografia paesaggistica dove bisogna avere a fuoco sia tutto il primo piano che lo sfondo.

Qui sotto ho inserito una tabella con i valori dell’iperfocale a diverse aperture di diaframma su obiettivi a lunghezza focale fissa standard, il calcolo si basa sul CoC (Circle of Cofusion) 0,019 tipico dei sensori APS-C Canon. Occorre ricordarsi sempre, in caso di sensori diversi dalla tipologia Full Frame, del fattore di moltiplicazione che rende, per esempio, un 35mm con un angolo di campo pari ad un 56mm (fattore moltiplicazione 1,6) e quindi il calcolo va fatto sul valore reale della focale rispetto al sensore.

Lunghezza Focalef/1f/1,2f/2f/2,8f/4f/5.6f/8f/11f/16f/22f/32
12 mm7,59 mt6,33 mt3,80 mt2,72 mt1,91 mt1,36 mt0,96 mt0,7 mt0,48 mt0,36 mt0,25 mt
14 mm10,33 mt9,44 mt5,17 mt3,7 mt3,05 mt1,86 mt1,3 mt0,95 mt0,65 mt0,48 mt0,34 mt
20 mm21,07 mt20 mt13,35 mt8 mt5,73 mt4 mt2,68 mt2 mt1,35 mt0,99 mt0,68 mt
24 mm30,31 mt28,82 mt19,22 mt11,54 mt8,25 mt5,78 mt5,06 mt2,9 mt1,94 mt1,42 mt0,98 mt
28 mm41,29 mt39,22 mt26,16 mt15,70 mt11,22 mt7,86 mt5,25 mt3,94 mt2,64 mt1,94 mt1,33 mt
35 mm64,5 mt61,28 mt40,86 mt24,53 mt17,53 mt12,28 mt8,2 mt6,16 mt4,11 mt3,02 mt2,07 mt
50 mm131,62 mt125 mt83,38 mt50 mt35,76 mt25 mt16,72 mt12,55 mt8,38 mt6,14 mt4,21 mt
85 mm380,34 mt362,33 mt240,91 mt144,58 mt103,29 mt72,33 mt48,25 mt36,21 mt24,16 mt17,7 mt12,12 mt
100 mm526,41 mt500,10 mt333,43 mt200,10 mt142,95 mt100,10 mt66,76 mt50,10 mt33,43 mt24,49 mt16,76 mt
135 mm959,34 mt911,38 mt607,63 mt364,63 mt260,49 mt182,38 mt121,63 mt91,26 mt60,88 mt44,58 mt30,51 mt
200 mm2105,46 mt2000,20 mt1333,53 mt800,10 m571,62 mt400,20 mt266,87 mt200,20 mt133,53 mt97,76 mt66,87 mt
300 mm4737,14 mt4500,30 mt3000,30 mt1800,30 mt1286 mt900,30 mt600,30 mt450,30 mt300,30 mt219,81 mt150,30 mt
400 mm8421,45 mt8000,40 mt5333,73 mt1800,40 mt2286,11 mt1600,40 mt1067,07 mt800,40 mt533,73 mt390,64 mt267 mt

Spero di essere stato il più chiaro possibile.

A presto!


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Tecniche fotografiche – Le modalità di scatto della reflex

28 marzo, 2011 (15:55) | Fotografia, Tecniche Fotografiche | Di: neutrino

La nostra fotocamera reflex ci permette di modificare molte impostazioni durante lo scatto come l’apertura del diaframma, il tempo di scatto, la sensibilità e molte altre. Se dovessimo impostare tutte queste opzioni ad ogni scatto ci troveremo ad impiegare molto tempo prima di premere il pulsante di scatto perdendo sicuramente l’attimo giusto. In caso di  fotografie paesaggistiche possiamo anche prendercela comoda ma in caso di foto sportive dove occorre essere pronti a cogliere l’azione decisiva, dobbiamo essere rapidi e decisi.

Fortunatamente i produttori di fotocamere hanno pensato di darci una mano predisponendo dei programmi preimpostati da selezionare a seconda delle esigenze. Tutte le fotocamere hanno un selettore a ghiera rotante con i simboli grafici relativi ad ogni programma preimpostato, le reflex per principianti hanno solitamente più modalità di scatto automatiche rispetto a quelle semi-professionali ed a quelle per professionisti. La mia Canon EOS400D che fa parte del gruppo Entry Level ha le modalità automatiche elencate nella tabella sottostante.

ModoDescrizioneParametri impostati
Modalità RitrattoDiaframma aperto, scatto continuo, flash automatico, tempi automatici. Colore con viraggio verso l'incarnato.
Modalità PaesaggioDiaframma chiuso, flash disabilitato, ISO bassi, viraggio del colore verso il verde e il blu per migliorare le tonalità della natura.
Modalità MacroDiaframma aperto al massimo, distanza di messa a fuoco estremamente ridotta, tempi automatici, flash automatico.
Modalità Ritratto NotturnoDiaframma aperto al massimo, tempo fisso a 1/60, flash sempre in uso con compensazione automatica tramite ETTL dalla fotocamera.
Modalità AzioneTempi di otturazione molto rapidi, ISO automatico, Diaframma automatico, Flash disattivato, Scatto continuo attivo. Ideale per fotografia sportiva.
Modalità No FlashFlash sempre spento, ISO automatico, Tempi automatici, Diaframma automatico. La fotocamera imposta ISO, tempi e diaframmi per avere la corretta esposizione senza dover usare il flash. Spesso necessita dell'uso del cavalletto.
Modalità AutomaticaLa fotocamera decide in base alla scena rilevata quali parametri impostare. Il fotografo non ha alcun tipo di controllo sui parametri di scatto.

Tutte le modalità che ho elencato sopra, spesso, permettono solo di salvare immagini in JPG, per usare il formato RAW occorre passare alle modalità della zona creativa. Io non ho mai utilizzato i modi preimpostati perchè li trovo troppo limitativi e poco performanti, sono utili per chi non ha mai preso in mano una reflex ma a lungo andare ci si accorge che sono poco utilizzabili.

I modi della zona creativa che ho a disposizione sulla mia Canon sono visibili nella tabella sottostante.

ModoDescrizioneParametri impostabili
ProgramModalità ProgramMolto simile all'automatica ma in questo caso si possono modificare il diaframma o il tempo e la fotocamera varierà i parametri di conseguenza per ottenere la giusta esposizione.
TVModalità a priorità di tempi (Time Value)Impostazione del tempo gestita dal fotografo, la fotocamera adegua l'apertura del diaframma in automatico per raggiungere la corretta esposizione. ISO, impostata a mano.
AVModalità a priorità di diaframma (Aperture Value)Impostazione del diaframma gestita dal fotografo. La fotocamera assegna il tempo di scatto per ottenere la corretta esposizione. ISO impostabili a mano.
MModalità ManualeIl fotografo può gestire tutti i parametri di scatto, questa è la modalità più creativa in assoluto.
A-DEPModalità Profondità di campoLa fotocamera usa i punti AF per trovare il soggetto più vicino e quello più lontano in modo da stringere o aprire il diaframma per ottenere la profondità di campo necessaria.

Io utilizzo molto la priorità di diaframmi perchè faccio soprattutto foto paesaggistiche o comunque foto dove è importate gestire la profondità di campo, uso anche spesso la modalità manuale soprattutto quando voglio prendere il controllo totale della fotocamera per usare il flash sia incorporato che esterno. Queste due modalità le trovo molto efficaci per ottenere il massimo dalla propria reflex, sconsiglio l’utilizzo della priorità di tempi perchè la macchina, in certi casi, ha più difficoltà a trovare un diaframma corrispondente per avere un’esposizione corretta.

Comunque consiglio sempre di sperimentare con le modalità della zona creativa in quanto tutto è sempre molto soggettivo.

A presto!

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Tecniche fotografiche – La regola dei terzi

13 marzo, 2011 (16:10) | Fotografia, Tecniche Fotografiche | Di: neutrino

Quando prendiamo in mano la nostra fotocamera per fotografare un paesaggio o  i nostri familiari molto spesso non teniamo conto della composizione, cioè di quello che bisogna includere o no nell’inquadratura. La scelta degli elementi da includere è fondamentale per ottenere uno scatto equilibrato ma anche dove posizionare il nostro soggetto è importante per ottenere un ottimo scatto. In questo caso ci viene in aiuto la regola dei terzi, derivata dalla più complessa sezione aurea, che ci fa suddividere i tre fasce verticali e orizzontali equidistanti tra loro nell’inquadratura. Per capire meglio di cosa sto parlando osserviamo l’immagine sottostante.

Come è possibile osservare l’inquadratura viene suddivisa in nove parti uguali, a noi però interessano gli incroci che sono quattro e ci serviranno per posizionare il soggetto della nostra foto. Infatti questa regola si basa sul fatto che posizionando il soggettto della foto in uno dei quattro punti derivanti dagli incorci delle linee di divisione, l’immagine risulterà più equilibrata con un impatto visivo migliore. Questa regola prevede che, per esempio, in un paesaggio l’orizzonte debba essere in linea con uno dei due segmenti orizzontali che tagliano l’immagine, mentre se fotografiamo un soggetto come un animale dovremmo piazzarlo su uno dei quattro punti risultanti dagli incroci.

E’ chiaro che rispettando questa semplice regola otterremo delle immagini più equilibrate ma sta a noi scegliere cosa lasciare nell’inquadratura e cosa togliere, è inutile mettere l’orizzonte su una delle linee se poi c’è in vista un palo della luce che deturpa tutto il paesaggio o che distoglie, con la sua bruttezza, lo sguardo dal sogetto reale della foto. Quindi occorre prima focalizzarsi su cosa stiamo realmente fotografando e poi bisogna decidere cosa dobbiamo togliere dall’inquadratura per non nascondere il nostro soggetto. La regola dei terzi non è obbligatoria, ricordiamoci che la fotografia è arte e come tale è soggetta ad interpretazioone personale, però tenerne presente all’atto dello scatto può aiutarci a salvare delle foto dal cestino.

Sotto possiamo vedere degli esempi sull’utilizzo di questa semplice regola.

 

Chiaramente non bisogna essere precisi, anche perchè molte reflex non hanno la possibilità di mostrarci la griglia che vedete in rosso nel mirino e quindi questa divisione viene fatta in modo  del tutto immaginario dal fotografo, l’importante è avvicinarsi alla griglia.

A presto!

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Tecniche fotografiche – La profondità di campo

28 febbraio, 2011 (11:23) | Fotografia, Tecniche Fotografiche | Di: neutrino

Chi si avvicina per la prima volta alla fotografia avrà a che fare, prima o poi, col dilemma della profondità di campo, su che cos’è e soprattutto come si deve usare. Per capirci di più dobbiamo prima spiegare quale funzione della nostra reflex ci permette di variare la profondità di campo (PDC) e perchè. In uno degli articoli precedenti abbiamo spiegato alcune parti della reflex coinvolte nel percorso che la luce compie fino al sensore e abbiamo parlato del diaframma. Come abbiamo visto questo componente si trova all’interno dell’obiettivo ed è composto da cinque o più lamelle disposte in modo da formare un foro che è possibile allargare o stringere a seconda delle necessità. Molti fotografi alle prime armi pensano che serva solo per aumentare o diminuire il passaggio della luce in  modo da controllare l’esposizione della scena per ottenere quella più corretta in una determinata condizione. In parte è vero ma siccome l’esposizione, il tempo in cui il sensore rimane esposto alla luce, è regolato dalla coppia Tempo/Diaframma non è corretto attribuire al diaframma solo il compito di determinare i tempi d’esposizione ma esso è in grado di farci percepire più o meno profondità a seconda della sua impostazione.

La sua unità di misura è una frazione indicata con il termine f/numero oppure f/stop, le aperture standard sono: f/1 – f/1,4 – f/2 – f/2,8 – f/4 – f/5,6 – f/8 – f/11 – f/16 -f/22 – f/32 – f/45 – f/64. L’intervallo tra un valore e l’altro viene chiamato stop, tra uno stop e il successivo si raddoppia la luce che passa dal foro.  Il valore f/numero corrisponde al diametro del foro del diaframma in relazione alla lunghezza focale dell’obiettivo, infatti f sta per focale, e quindi facendo i dovuti calcoli si ottengono, per un obiettivo da 50mm, i valori visibili qui sotto.

Valore f/stopDiametro in mm
f/150mm
f/1,435,7mm
f/225mm
f/2,817,8mm
f/412,5mm
f/5,68,9mm
f/86,25mm
f/114,54mm
f/163,125mm
f/222,27mm

Ma questi valori come possono aumentare o diminuire la profondità di campo?

Semplice: più il foro è grande e più, a parità di distanza dal soggetto, l’area di messa a fuoco diventa stretta, questo perchè cambia l’incidenza dei raggi luminosi che arrivano al sensore e quelli che arriveranno da zone antecedenti o successive all’area di messa a fuoco creeranno dei circoli di confusione sempre più grandi che causeraano un effetto sfocatura; l’area di messa a fuoco si chiama distanza iperfocale e ne parleremo in un altro articolo perchè è un argomento abbastanza complesso.

Quindi gestendo correttamente il diametro del foro  diaframmatico possiamo ottenere immagini a fuoco solo in un determinato punto, accorciando la profondità di campo, oppure in tutta la scena ottenendo la massima profondità di campo. Occorre tenere presente che distanze focali alte accorciano la profondità di campo e per ottiche con distanze focali basse (per esempio 18mm) allungano la profondità di campo a parità di diametro del diaframma e distanza dal soggetto. Infatti un obiettivo da 300mm a f/5,6 ha un foro con diametro di 53,57mm mentre un obiettivo da 50mm avrà un foro di 8,9mm, quindi a parità di distanza dal soggetto il 300mm sfocherà molto di più lo sfondo accorciando la profondità di campo.

Per capire come varia la profondità di campo a seconda dell’apertura del diaframma a parità di obiettivo e distanza, osserviamo la sequenza di foto qui di seguito.

50mm f/1,8

50mm f/1,8

 

50mm f/3,5

50mm f/3,5

 

50mm f/5,6

50mm f/5,6

 

50mm f/8

50mm f/8

 

50mm f/11

50mm f/11

 

50mm f/16

50mm f/16

 

50mm f/22

50mm f/22

Il soggetto, in questo caso la conchiglia bianca, è stato ripreso sempre alla stessa distanza dalla fotocamera che era la minima possibile per la messa a fuoco.

La foto sotto ci mostra l’effetto di una messa a fuoco selettiva.

 

C’è da dire che ci sono dei modi standard di operare col diaframma, per esempio ogni volta che sentirete parlare di paesaggistica vi diranno che il diaframma deve essere il più chiuso possibile mentre in ritrattistica deve essere il più aperto; a parer mio occorre sempre pensare all’effetto che si vuole ottenere e di conseguenza si ragionerà sull’apertura da scegliere.

Spero di essere stato il più chiaro possibile ma la teoria non potrà mai sostituire l’esperienza maturata nella gestione della profodità di campo (PDC) e del diaframma, per cui consiglio tante sperimentazioni e prove.

A presto!

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